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Per trovare il metodo giusto, devi prima sperimentare vari metodi per un tempo abbastanza lungo da imparare a utilizzarli sfruttando il loro pieno potenziale. Poi sceglierai quale di questi è più adatto ai tuoi bisogni. Alcuni metodi che potresti usare sono il metodo Cornell e le mappe mentali.
Prova ciascun approccio per tre settimane, poi confrontali con il tuo attuale e valuta se vale la pena adottarne uno nuovo. Ricordati che, quando cerchi di imparare qualcosa di nuovo, stai confrontando il tuo meglio, cioè ciò che già conosci e usi, con il tuo peggio, ossia ciò che stai ancora assimilando. Per questo è fondamentale concederti almeno tre settimane per acquisire dimestichezza e applicare il nuovo approccio con efficacia.
Niente funziona per tutti. L’efficacia di una tecnica dipenderà dall’obiettivo che vogliamo raggiungere e dalle caratteristiche individuali della persona.
Per sapere cosa funziona per sé, bisogna provare varie tecniche e poi scegliere quella più adatta. Inoltre, vari argomenti di studio potrebbero richiedere tecniche diverse di apprendimento, motivo per cui è utile conoscerne quanto più possibile e saperle utilizzare in modo efficace.
Dipende dal proprio metodo di studio. La struttura base di qualsiasi metodo di studio è composta da quattro fasi: acquisizione delle informazioni, comprensione, memorizzazione e richiamo.
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L’acquisizione delle informazioni può avvenire solo individualmente, in quanto questo è il frutto dell’elaborazione degli stimoli che arrivano in seguito all’interazione dei nostri organi sensoriali con l’ambiente esterno.
Anche la comprensione è un processo individuale, perché nessuno può capire qualcosa al posto tuo.
Idem la memorizzazione. Solo tu puoi memorizzare concetti che andrai successivamente a richiamare dalla tua mente.
L’ultima fase del processo, cioè quella del Richiamo, è fondamentale in quanto ti permette di controllare se hai memorizzato e compreso bene i concetti. Confrontarsi con una persona che conosce gli argomenti che stai studiando può essere utile, in quanto quella persona potrebbe offrire un feedback sull’esattezza e sulla completezza delle nostre conoscenze. Detto in altre parole, io racconto a te ciò che so e tu verifichi se ciò che io so è effettivamente corretto. Il contributo degli altri potrebbe essere utile anche quando non siamo in grado di comprendere le informazioni. Tuttavia, potremmo utilizzare strumenti digitali come Google o ChatGPT per trovare delle spiegazioni e riformulazioni diverse dei concetti, in modo da favorire la comprensione.
Puoi farlo utilizzando il metodo Pomodoro. Utilizzare il metodo Pomodoro significa alternare intervalli di tempo di studio di 25 minuti a pause di 5 minuti. Per maggiori informazioni, guarda il video sulla tecnica del Pomodoro.
Oltre all’organizzazione giornaliera del tempo di studio, potrebbe essere utile che tu organizzi la settimana e provi degli spazi, cioè delle ore in cui potrai studiare senza essere disturbato.
Alla fine di questo processo, avrai individuato dei giorni settimanali in cui potrai dedicare un certo numero di ore allo studio.
Metaforicamente parlando, potremmo concepire la concentrazione come un muscolo che può essere allenato aumentando progressivamente lo sforzo a cui è soggetto. Potremmo iniziare con il porci l’obiettivo di restare concentrati per 30 minuti al giorno su un determinato compito. Essere concentrati significa dedicarsi con la massima attenzione e evitare qualsiasi distrazione. Una volta che siamo in grado di lavorare in modo concentrato per 30 minuti, possiamo aumentare il carico di lavoro di altri 10 minuti. Un buon obiettivo da raggiungere sarebbe quello di lavorare in modo concentrato per due ore al giorno.
Da un punto di vista strettamente tecnico, prendere appunti al computer è nettamente superiore rispetto al prendere appunti a mano, poiché gli strumenti digitali sono più veloci, più numerosi e più versatili rispetto agli strumenti cartacei.
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Fino alla fine del quinto anno del liceo ho sempre preso appunti cartacei; poi, durante il primo anno di università , sono passato completamente agli appunti digitali. Il motivo per cui non l’ho fatto prima è che durante le medie e le elementari non era concesso portare il PC a scuola per prendere appunti, motivo per cui ero limitato a utilizzare carta e penna. L’università non impone più questo tipo di limite, motivo per cui ognuno è libero di scegliere se prendere gli appunti utilizzando carta e penna oppure strumenti digitali, e io ho scelto gli strumenti digitali. Ho notato che, nonostante questa libertà di scelta, molti, o quasi tutti, continuavano a utilizzare carta e penna per prendere gli appunti all’università .
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Indagando sui motivi di questa scelta, due sono emersi come dominanti:
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1. Familiarità e abitudine con il vecchio metodo.
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2. Incapacità di utilizzare gli strumenti digitali al loro massimo potenziale.
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La persona continua a utilizzare lo stesso metodo che ha sempre utilizzato poiché è uno strumento che conosce bene e non è motivata a cambiarlo. La persona è entrata in contatto con gli strumenti digitali; forse li ha anche utilizzati, ma non per un tempo abbastanza lungo da poterne apprendere le funzioni per poterli utilizzare in maniera più efficace, o almeno alquanto efficace quanto gli appunti cartacei.
Parlerò in un video futuro di come cambiare la propria esperienza interna in modo da creare lo stato che viene definito come motivazione Tuttavia adesso posso darti alcuni consigli che sfruttano già dei meccanismi che hai a disposizione.
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1.Fai diventare lo studio la prima cosa che fai al mattino. Solitamente, le persone tendono ad avere la maggior carica motivazionale e capacità di concentrazione al mattino, per cui è opportuno sfruttare questo periodo per mettersi a fare l’attività che richiede lo sforzo maggiore, come ad esempio, in questo caso, lo studio. Questo non significa che tutte le persone siano più motivate al mattino; tuttavia, quelle persone che lo sono possono inserire le attività di studio in quell’intervallo di tempo per trarne il massimo giovamento.
2.Sfrutta la pressione sociale: aderisci a un gruppo di studio oppure metti d’accordo di studiare insieme a qualcuno. Una volta preso questo impegno, dovrai dimostrare di essere una persona coerente; per cui, che tu la voglia o meno, sarai più motivato a fare la sessione di studio. In caso contrario, dimostreresti di essere una persona inaffidabile e pigra. Metterai te stesso in una situazione scomoda ed è più probabile che tu scelga di fare la sessione di studio per salvarti la faccia..
Se cambi metodo di studio, lo provi per almeno tre settimane e non funziona, allora quello che devi fare è provare un altro metodo di studio e continuare il processo finché non trovi quello adatto a te. Sicuramente, se ti applichi con costanza ed impegno, prima o poi troverai quello che fa a caso tuo. Il tempo che passi ad apprendere un metodo di studio non è tempo sprecato, anche se quel metodo non funziona; in quanto, dopo aver appreso due o tre metodi, potrai combinare vari elementi da ciascun metodo per creare un tuo metodo personalizzato.
Una persona con poca tecnica e tantissimo impegno batterà sempre una persona con tantissima tecnica e poco impegno. Tuttavia, in entrambi i casi, la tecnica deve superare una soglia minima affinché lo studio abbia senso. Ci sono moltissimi studenti che non hanno mai fatto una mappa mentale, non sanno cosa siano le mie mnemotecniche e non hanno mai utilizzato una tecnica di ripasso attivo. Eppure, se sono laureati con 110 e lode, è perché hanno studiato tanto, con costanza e disciplina.
Poi ci sono gli studenti come me che hanno utilizzato tutte le tecniche possibili per tagliare tutti gli angoli e per studiare solo le cose estremamente essenziali per superare gli esami. Io ho superato tutti gli esami di due anni di magistrale in 9 mesi e ho consegnato anche la tesi in quel periodo. Alla fine, mi sono laureato con 100/110, che considero un risultato estremamente soddisfacente, considerato che ho dedicato circa al massimo 20 ore di studio per esame.
Poi ci sono i geni che riescono a laurearsi con il massimo dei voti senza fare apparentemente nulla. Ma io e te non lo siamo.
Dotttore in scienze e tecniche psicologiche. Principalmente interessato alle tecniche di PNL, CBT, CNV e ipnosi. Attualmente in formazione per ottenere l'abilitazione di psicologo. Autore e fondatore di psicologiapragmatica.
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